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Intervista a Simone Lini, 23 anni, co-founder di Youmove.me

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Simone Lini, 23 anni, co-founder e CEO di Youmove.me, ci racconta com'è nata la sua avventura imprenditoriale.

Simone, quale percorso formativo hai seguito e cosa ti ha spinto ad avvicinarti al mondo dell’imprenditoria?
Mi sono laureato l'anno scorso in Economia e Management all’università Bocconi. Mi sono avvicinato al tema dell'imprenditoria grazie ad un corso organizzato dalla stessa Bocconi con la Confindustria di Pavia.

Quali temi affrontava il corso?
Trattava tutte le fasi dell'avvio e della gestione di un'impresa con un taglio molto pratico, contrapposto alla teoria dell'università, offrendo una panoramica completa che spaziava dagli aspetti legali a quelli strategici. Complimenti poi alla Confindustria di Pavia che ha offerto ai selezionati la frequenza gratuita. 

Più che il corso stesso, ciò che mi ha colpito è stato realizzare la meritocrazia, insita in ogni attività imprenditoriale: ogni tua decisione ha un effetto diretto su alcune persone e sul tuo successo. Trovo che il merito sia un valore troppo spesso ignorato.

Una volta laureato quali sono stati i passi successivi?
All'epoca pensavo di fare carpooling, la startup si chiamava Easygoing. Alla fine del corso ho vinto una borsa di studio del magazine Wired per una Summer School in Silicon Valley organizzata da Mind The Bridge. Tornato, sono arrivato alla conclusione che la gente non vuole fare carpooling a prescindere: di solito cerca il modo più veloce o quello più economico per arrivare dove serve. Dal momento che non c'era nessuna soluzione per pianificare un tragitto con mezzi pubblici dalla partenza all'arrivo, è nata l'idea di Youmove.me.

Per quali motivi secondo te le persone non vogliono fare carpooling a prescindere?
In realtà la mia tesi non è che non vogliano fare carpooling (Blablacar per esempio sta avendo un grande successo) ma che sia solo uno dei tanti modi possibili per arrivare dove serve. Quello che ho imparato è che le persone scelgono il carpooling non in quanto tale, ma semplicemente perché spesso è il modo più economico per arrivare dove serve. Perché quindi non offrire la soluzione più economica o più veloce per arrivare dove serve, considerando non solo il carpooling, ma anche tutti gli altri mezzi di trasporto? 

Detto questo, è vero che il carpooling ha delle barriere culturali molto forti in Italia: per esempio la fiducia, ovvero salire in macchina con sconosciuti, oppure il legame intimo che l'italiano medio ha con la sua macchina.

Come hai concretizzato l’idea di Youmove.me?
Sono rimasto abbastanza in stallo, dunque ho colto l’occasione per andare a lavorare come stagista da Rocket Internet, un'azienda tedesca che ha creato startup in cinquanta paesi del mondo. Una volta tornato ho composto il team, così due Ingegneri informatici sono entrati a farne parte. A Novembre 2013 abbiamo vinto un grant di ricerca di 25.000 euro promosso da Telecom Italia. Questo ci ha permesso di partire con il progetto. Abbiamo lanciato la prima versione a Marzo 2013 e a Maggio abbiamo chiuso un investimento da 50.000 euro. 

In che modo e in quali città è possibile viaggiare tramite Youmove.me?
Ora permettiamo di pianificare tragitti in Italia dando la possibilità all’utente di utilizzare mezzi pubblici, carpooling, treni e, a breve, aerei. Le città in cui è possibile spostarsi grazie a Youmove.me sono Milano, Torino, Trento, Verona, Rovereto, Alessandria, Asti, Treviso e, tra pochissimo anche Roma, Firenze e Bologna. Oltre al sito è disponibile l’applicazione da scaricare gratuitamente dalla piattaforma Android.

Come pensate di ottenere ricavi visto che l’applicazione è gratuita
Un modo è quello di cercare di ottenere ricavi non dagli utenti, ma dalle imprese. Vorremmo integrare Youmove.me all’interno di diverse piattaforme. Quindi indirizziamo gli utenti ad altri siti per prenotare servizi: guadagniamo così dalle percentuali di transazione. Ma la nostra prima fonte di ricavo è quella di permettere ad altri siti di usare i nostri dati per spiegare agli utenti come arrivare a destinazione. Per esempio se hai un sito di eventi e vuoi mostrare come raggiungere le location puoi usare i widget di Youmove.me pagando una subscription mensile.

Hai trovato qualche difficoltà nell'avviare la tua impresa?
Ad ottobre 2012, prima di vincere il Working Capital, avevo quasi abbandonato il progetto e avevo trovato un posto come Analyst in un fondo di investimento. Reperire fondi in Italia è complicatissimo. Soprattutto è impossibile trovarli senza prodotto ma spesso quest’ultimo è difficile da costruire senza fondi: superare questo Comma 22 è il primo grosso ostacolo. Poi, il team: senza il talento degli ingegneri e dei designer Youmove.me non sarebbe mai esistito. Creare un team completo non è facile.

Infine, il sistema in Italia: il nostro Paese fa tutto il possibile per disincentivare l'iniziativa imprenditoriale. Avviare una società è costoso e assumere una persona costa all'azienda quasi due volte il suo stipendio netto. Infatti spesso pensiamo all'estero…

Avete pensato di sviluppare il vostro servizio in qualche città estera?
Sì, al momento siamo concentrati sull'Italia ma stiamo valutando Istanbul nel breve termine. In questa città recentemente abbiamo partecipato al Webit e abbiamo constatato che la città conta 13 milioni di persone e non è presente un trip-planner: spostarsi con i mezzi pubblici dunque è complicato poiché mancano le connessioni tra le linee. Crediamo inoltre che i Paesi emergenti siano i mercati più interessanti per quanto riguarda il lungo termine.

Quale consiglio daresti a possibili aspiranti imprenditori?
La domanda secondo me è: cosa c'è da perdere? Se si è individuato un problema concreto, si è capito quale prodotto/servizio va costruito per risolverlo e si hanno le capacità per farlo, il percorso imprenditoriale è incredibilmente affascinante e, anche se si dovesse terminare con un insuccesso, le competenze maturate nell'avventura compensano i mesi senza stipendio e le notti di lavoro.

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